Addio alla famiglia Aubrey: "Rosamund" di Rebecca West - Cocktail di libri

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Addio alla famiglia Aubrey: “Rosamund” di Rebecca West

Addio alla famiglia Aubrey: “Rosamund” di Rebecca West

Dopo aver fatto la conoscenza di Rose, Mary, Cordelia, Richard Quin, Rosamund, la mamma e il signor Morpurgo ne “La Famiglia Aubrey“, dopo aver visto gli sviluppi di questa famiglia di pari passo con l’avvicinarsi della prima guerra mondiale in “Nel cuore della notte“, è arrivato il momento del capitolo conclusivo di questa saga lenta dal sapore dolce amaro. In “Rosamund” di Rebecca West, tradotto da Francesca Frigerio, assistiamo all’ascesa definitiva nel mondo della musica di Rose e Mary e vedremo anche in che modo le loro strade si divideranno (o si uniranno). Tutti i personaggi che abbiamo imparato ad amare nel corso dei libri ricompaiono qui ancora una volta, persino la madre di Nancy, che avevamo lasciato nel primo capitolo.

L’atmosfera che si respira è ormai familiare e come sempre il tempo in “Rosamund” si dilata, soffermandosi a lungo su certi episodi per poi andare avanti veloce, quasi come se si facesse un balzo per approdare a una storia diversa. Avvicinandosi al capitolo conclusivo di questa saga si ritroveranno tutti gli elementi e tutti i personaggi che l’hanno caratterizzata durante la sua lettura. Lo scorrere del tempo sembra però riservare alcune sorprese che riguardano le protagoniste Rose e Mary, ma anche la cugina che dà il nome a quest’ultimo libro, Rosamund, figura importante nell’arco di tutta la saga.

Lo stile della West è immutato rispetto ai precedenti capitoli e la stessa precisione, la cura nei dettagli e le dovizie di particolari sono rese ancora una volta in modo sublime. Non mancano poi riferimenti colti: alle opere di Shakespeare, alla Bibbia, nonché osservazioni sui grandi cambiamenti in corso nella società, come ad esempio l’introduzione del divorzio.

In quel periodo la letteratura stava criticando il matrimonio, considerato un’istituzione così insoddisfacente che il divorzio non era più ritenuto una tragedia.

Ancora una volta non è possibile ascrivere il romanzo a un unico genere perché sono tante le sfumature che si scorgono, da far sembrare a tratti di stare leggendo una storia d’amore, a volte un romanzo psicologico e altre un classico dei tempi passati. Con un po’ di nostalgia si guarda indietro alle vicende già avvenute ma, mentre si legge il presente, fa anche capolino il futuro, che spetta però a noi immaginare. “Rosamund” di Rebecca West è quindi una degna conclusione di una saga familiare che si concentra sull’introspezione dei personaggi narrando le loro vicende private partendo dalla fine del 1800 per arrivare oltre la crisi del ’29. Imperdibile.

Consigliato per chi ha letto i precedenti capitoli della serie,  per chi ama i romanzi che vanno letti lentamente, per chi ama la buona scrittura, per chi è affascinato dallo stile della West, per chi adora le saghe familiari, per chi vuole riscoprire i classici dimenticati, per chi spazia tra generi diversi, per i pensatori e per quelli che analizzano l’animo umano e i suoi sentimenti, per chi vuole dare l’ultimo saluto alla famiglia Aubrey.

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La citazione dal libro:

I nostri morti erano come le costellazioni: non potevamo toccarli ma non avevamo alcun dubbio che esistessero. Sapevamo che avrebbero avuto un destino glorioso e, anche se avremmo potuto augurarci per loro la cessazione di ogni fatica, sapevamo che quel destino era naturale come lo era per noi la musica.

Per altre citazioni consultate Cocktail di citazioni.


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