Le scomode verità di famiglia: “Eredità” di Vigdis Hjorth - Cocktail di libri

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Le scomode verità di famiglia: “Eredità” di Vigdis Hjorth

Le scomode verità di famiglia: “Eredità” di Vigdis Hjorth

L’infanzia è un momento cruciale nella vita di ciascuno: tutto ciò che succede durante questo periodo segnerà inevitabilmente il percorso di crescita di una persona. Non deve perciò sorprendere che la norvegese Vigdis Hjorth abbia scelto di incentrare il suo romanzo “Eredità” (traduzione di Margherita Podestà Heir) su Bergljot e sul suo passato, che ruota su quanto le è successo da piccola. Un tragico episodio avvenuto proprio in famiglia, con la quale ha tagliato i ponti nella speranza di poter lasciarsi il dolore alle spalle. Purtroppo però la sofferenza è difficile da cancellare e al momento di scoprire i piani sull’eredità dei genitori, Bergljot e il fratello Bård si ritrovano loro malgrado a dover confrontarsi ancora una volta con il resto della famiglia. Durante gli incontri per discutere sull’eredità si scopre così che c’è un elefante nella stanza, che aleggia sempre qualcosa di scomodo a cui i membri della famiglia non vogliono credere. Un pesante fardello da dimenticare.

Sono parole dense di significato quelle che in “Eredità” formano immagini, sogni, vicende e verità nascoste, che approfondiscono i sentimenti di Bergljot. Le parole restano sempre il mezzo per ricordare, riportare a galla e scalfire la superficie della finzione, della quale il resto della famiglia si fa scudo per voltare le spalle al passato. È chiaro sin da subito che al centro della storia c’è una tematica forte, che viene analizzata soprattutto sul piano psicologico (non è un caso che si accenni alle teorie di Jung e Freud), restituendo un’immagine in movimento di dinamiche familiari anomale, dato che si rimane stupefatti di fronte al comportamento della madre e delle sorelle. La sensazione prevalente è d’incredulità e di tristezza nel pensare che situazioni simili possano accadere davvero.

Eredità” di Vigdis Hjorth è un romanzo vero, che permette di entrare nella psiche della protagonista grazie a salti temporali tra i suoi ricordi e che svela a poco a poco una scomoda verità attraverso una scrittura magnetica, che va dritto al cuore della questione.

Consigliato per chi vuole leggere di dinamiche familiari, per chi ama gli scrittori nordici, per chi vuole affrontare tematiche complesse, per chi ama i romanzi con al centro un segreto, per chi dà importanza ai ricordi e all’infanzia, per chi ha apprezzato “Nel profondo” di Daisy Johnson, per chi non si lascia intimorire da situazioni difficili e delicate, per chi è alla ricerca di un libro con una trama di spessore e uno stile che lascia il segno.

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La citazione dal libro:

Non era possibile rimettere tutto a posto, era impossibile. Il vaso cade per terra una volta e incolli i cocci per rimetterlo insieme, il vaso cade per terra una seconda volta e incolli i cocci per rimetterlo insieme. Non è più così bello, ma in un certo modo funziona, ma quando cade per la terza volta e rimane polverizzato davanti ai tuoi piedi, vedi subito che ormai è da buttare, non lo si può più riparare. Era così. La famiglia era distrutta. La famiglia era persa.

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