Ciò che la criminalità organizzata ha taciuto: "The Irishman" di Charles Brandt - Cocktail di libri

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Ciò che la criminalità organizzata ha taciuto: “The Irishman” di Charles Brandt

Ciò che la criminalità organizzata ha taciuto: “The Irishman” di Charles Brandt

La verità, alla fine, viene sempre a galla, come testimonia “The Irishman“, scritto dal procuratore Charles Brandt  e tradotto da Giuliano Bottali e Simonetta Levantini, a partire dalla confessione di Frank Sheeran, soprannominato l’Irlandese. Negli ultimi anni di vita, il soldato della mafia Sheeran fa importanti rivelazioni che svelano la struttura e il linguaggio di Cosa Nostra. Ogni fatto, ogni evento o episodio raccontato conduce alla scomparsa del sindacalista Jimmy Hoffa nel 1975. Dalla bocca di Sheeran conosciamo quindi Jimmy Hoffa come persona e dal suo racconto emerge anche il rapporto conflittuale con il procuratore generale Bob Kennedy (fratello del presidente Kennedy), che si è impegnato a smantellare la struttura della mafia italiana negli Stati Uniti. Quali implicazioni possono esserci con l’assassinio di Kennedy?

The Irishman” di Charles Brandt assume un valore divulgativo nel processo di smascheramento della criminalità organizzata e l’aggiunta di documenti ufficiali e informazioni reali inserite dall’autore contribuiscono a sostenerne l’autenticità. Proprio la struttura data al libro risulta interessante e lo fa avvicinare quasi a un reportage. La parte finale, inclusa in un secondo momento, lega insieme altri tasselli della vicenda, che si concentrano non solo sulla “redenzione” di Frank, ma anche su dettagli che possono essere rivelati solo ora che alcuni boss non ci sono più. Uno spazio è riservato anche a un colloquio di Brandt con Martin Scorsese e Robert De Niro, il regista e l’attore della trasposizione cinematografica, ora al cinema e presto anche su Netflix.

Se Jimmy Hoffa ricopre un ruolo importante in “The Irishman“, il protagonista indiscusso rimane però l’irlandese Frank Sheeran (da cui deriva il titolo), uno dei pochi non italiani a essere entrati a far parte di Cosa Nostra e a godere del rispetto di importanti boss mafiosi. Il libro ripercorre anche le tappe più importanti della sua vita, partendo dai primi lavori per la mafia all’incontro con Jimmy Hoffa fino ad arrivare alla sua fine.

In conclusione, “The Irishman” di Charles Brandt è un libro da leggere per conoscere i meccanismi di un’organizzazione tristemente famosa e che si è insediata nelle fondamenta del sistema politico americano, un libro che vi sorprenderà con la portata delle sue rivelazioni, con un grande valore nella lotta alla criminalità organizzata e che ha infine il pregio di fare luce su una vicenda mai risolta. Il dubbio che ci sia dell’altro rimane, ma le tesi avanzate da Brandt avvalorano sempre più la possibilità che quanto scritto corrisponda a realtà.

Consigliato per chi ha letto e/o visto “Il padrino”, per gli appassionati di reportage e di storie vere, per gli amanti dei documentari, per i sostenitori della verità, per chi analizza e va a fondo nelle cose, per chi non ha paura delle verità scomode, per chi vuole conoscere spaccati di vita reale, per coloro che vogliono saperne di più sulla criminalità organizzata attraverso testimonianze di chi ha partecipato in prima persona ai tragici atti compiuti da Cosa Nostra.

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La citazione dal libro:

Jimmy e Russell erano molto simili. Erano forza allo stato puro dalla testa ai piedi. Erano entrambi piuttosto bassi, anche per quegli anni. Russ non arrivava a un metro e settanta, mentre Jimmy superava appena il metro e settanta di altezza. Io ero alto più di un metro e novanta e per le conversazioni private mi dovevo chinare verso di loro. Erano entrambi molto scaltri. Erano dei duri, sia fisicamente che mentalmente. Ma erano diversi in una questione essenziale. Russ era molto tranquillo e pacato, parlava a voce bassa anche quando era arrabbiato. Jimmy esplodeva continuamente, tanto per mantenere in esercizio la sua collera, e adorava la pubblicità.

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