L’ascolto e il non detto: “Padri” di Giorgia Tribuiani - Cocktail di libri

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L’ascolto e il non detto: “Padri” di Giorgia Tribuiani

L’ascolto e il non detto: “Padri” di Giorgia Tribuiani

Cosa succederebbe se il padre che non si è mai veramente potuto conoscere ritornasse in vita? È quanto accade a Oscar che si ritrova ad accogliere suo padre, Diego Valli, che ritorna indietro alla stessa età in cui aveva lasciato la sua esistenza, con la differenza che ormai suo figlio è un adulto con moglie e figlia. Da questo avvenimento inspiegabile prende le mosse “Padri” di Giorgia Tribuiani, un romanzo che mira a indagare il rapporto padri-figli ma con uno stile tutto suo e partendo da un episodio soprannaturale, dal quale si svilupperanno però tematiche reali mettendo in risalto l’importanza di saper ascoltare.

Alla base della storia vi è un’incomprensibilità di fondo, l’incapacità tra padre e figlio ma anche tra padre e figlia di capirsi realmente, forse perché nessuno va al di là delle proprie convinzioni, si mette nei panni dell’altro o semplicemente è pronto ad ascoltare senza ribattere quello che l’altro ha da dire. Se Oscar e Diego non sono giunti a nessuna sintonia quando il padre era in vita, ora con questo suo inaspettato ritorno Oscar ha modo di recuperare. Un recupero che però creerà attriti con la sua famiglia, soprattutto con la moglie Clara. Con la figlia Gaia s’instaura, invece, un’altra dinamica che la porterà a conoscere il nonno, mai conosciuto prima d’ora, e la avvicinerà al proprio padre.

Con un espediente irreale che cattura l’attenzione del lettore, Giorgia Tribuiani intesse una fine storia sui rapporti umani e sulle dinamiche familiari, svelando emozioni e sentimenti contrastanti che allontanano e allo stesso tempo avvicinano i personaggi del romanzo. Una tematica interessante scritta con uno stile accattivante e moderno, che fa scorrere gli episodi raccontati velocemente ma non in maniera superficiale. Proprio questa sua originalità, le è valsa la candidatura al Premio Strega, sostenuta da Gioacchino De Chirico che scrive:

Giorgia Tribuiani è una delle scrittrici più interessanti e innovative nel panorama letterario italiano. Con grande coraggio culturale ha affrontato temi originali come quello del rapporto tra corpi e arte, tra corpi e relazioni umane. Oggi, attraverso il suo ultimo libro, Padri, si misura con una tematica più tradizionale e frequentata dalla scrittura italiana contemporanea, ma lo fa con un piglio originale e con grande personalità. Quello che potrebbe sembrare un allineamento alle convenzioni più consolidate diventa invece, ancora una volta, uno scarto creativo che aggiunge conoscenza, cuore e realtà al già conosciuto.
La cifra stilistica di una scrittura, mai elementare ma assai colta e matura, permette a Tribuiani di scandagliare il senso profondo della vita di tutti noi, presenti e assenti, che sbagliamo, ci pentiamo, amiamo e in definitiva, viviamo.

Tratto dal sito del Premio Strega

E chissà che questa sua caratteristica non la porti a far parte della dozzina dello Strega che verrà annunciata il 31 marzo.

Consigliato per chi cerca storie originali, per chi vuole rielaborare il reale in maniera non convenzionale, per chi legge le voci contemporanee italiane, per chi sta sempre in bilico tra realtà e fantasia, per acuti lettori, per chi non ha paura di scoprire verità non dette, per chi legge per trovare ottimi e nuovi spunti di riflessione, per chi cerca punti di vista originali e percorsi meno battuti.

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La citazione dal libro:

È che in fondo lo capisco, e il padre posò il piattino sul tavolo, le molliche fremettero sul petto; è che il tempo della morte è un tempo crudele, non conserva il nostro posto. È come quando giochi a beach volley, no?, che se esci, se vai a prendere un gelato, poi non è che rientri quando ti pare; non è che prendi e fai lo schiacciatore mentre in campo c’è altra gente.

Per altre citazioni consultate Cocktail di citazioni.


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