L'estraneità del cambiamento: "La straniera" di Claudia Durastanti - Cocktail di libri

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L’estraneità del cambiamento: “La straniera” di Claudia Durastanti

L’estraneità del cambiamento: “La straniera” di Claudia Durastanti

C’era un tempo in cui si emigrava quasi per obbligo, perché nella propria terra di origine non si avevano prospettive e solo andando via ci poteva essere la speranza di costruirsi un futuro migliore. Oggi, quando ci si sposta, lo si fa molto più spesso per scelta, anche se il bisogno di fondo non cambia: sperare di trovare qualcosa di diverso in un altro posto. Nel XXI secolo con l’abbattimento dei confini fisici e una maggiore libertà di movimento rimanere ancorati a un luogo sembra quasi paradossale, quindi mostrarsi cittadini del mondo è la strada più naturale. Ma spostandosi da una parte all’altra si trova davvero un posto in cui ci si sente davvero a casa oppure si rimane sempre un po’ estranei alla realtà in cui si tenta di integrarsi o di reintegrarsi di nuovo? È questo il percorso sul quale sembra inerpicarsi Claudia Durastanti in “La straniera“, raccontando in prima persona la sua storia.

Si parte così dalla famiglia, per poi passare ai viaggi, alla salute, all’amore… passo dopo passo, tappa dopo tappa, cambiamento dopo cambiamento, l’autrice snocciola il suo passato, scrivendo delle sue radici, a metà strada tra l’Italia e gli Stati Uniti, tratteggiando la storia della sua famiglia, spiegando come e dove tutto ebbe inizio. Ogni ricordo si incastra perfettamente al successivo, seguendo un ordine deciso dalla Durastanti,  e va a ricostruire un senso di appartenenza mancato o a volte ritrovato. La strada battuta è irta di imprevisti, cambiamenti e sconvolgimenti, rielaborati comunque alla propria maniera e che nella narrazione si confondono con le considerazioni mature della Durastanti, considerazioni che abbracciano ogni ambito della cultura, dalla musica alla letteratura fino alla traduzione. Un filo immaginario si srotola a poco a poco facendo emergere sentimenti contrastanti, da una parte il dolore inevitabile, dall’altra momenti particolari di felicità, entrambi pezzi di uno stesso intero.

Il sentirsi straniero è una condizione,  che molti portano con sé in mezzo ai propri bagagli, fatti e disfatti milioni di volte fino a quando non si penserà di aver raggiunto un proprio equilibrio… ma questa stabilità potrà essere per sempre? Sono interrogativi che ci si pone al termine del libro “La straniera” di Claudia Durastanti, che ha il pregio di riuscire a parlare della sua storia armonicamente, giungendo a toccare corde profonde del lettore e affascinandolo con una prosa poetica ma vera, che non fa sconti alla realtà. Pur chi è estraneo alla faccenda, potrà entrare in sintonia con la storia avvolgente della Durastanti, da leggere, da assimilare, da approfondire e da utilizzare come base da cui partire per scandagliare i cambiamenti dentro e fuori di noi.

Consigliato per i pensatori e le persone riflessive, per chi è avulso dalla morsa dei pregiudizi, per tutti quelli che si sentono stranieri a casa propria, per tutti quelli che sono stranieri in un paese diverso dal loro, per coloro che trovano sempre un modo di affrontare i cambiamenti, per quelli che escono fortificati dalle avversità, per chi malgrado i momenti difficili riesce a cogliere la poesia e la bellezza della realtà circostante, per chi ha fatto proprio il motto “si vive una volta sola”, per tutti quelli che sono stati, sono e saranno.

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La citazione dal libro:

E poi ci sono gli altri, i migranti potenziali. Come si chiamano quelli  che non sono mai partiti ma si sentono altrove rispetto alle proprie quotidiane circostanze? Il lessico delle migrazioni è fatto di vocaboli che rimandano alla vittoria o al fallimento. Ci sono sempre eroismi da celebrare o morti da compiangere, ma di questo lessico fa parte anche chi non ha mai avuto accesso a una partenza, chi abita un paese lontano solo con il desiderio o l’illusione; chi memorizza la mappa di un altro continente come se fosse un quadro a olio in cui dipingersi dentro, fino a impastarsi nella tela, e a diventare un altro paesaggio.

Per altre citazioni consultate Cocktail di citazioni.


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