Il destino di una famiglia ebrea ne "Il giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani - Cocktail di libri

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Il destino di una famiglia ebrea ne “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani

Il destino di una famiglia ebrea ne “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani

Correva l’anno 1962 quando Giorgio Bassani, importante scrittore italiano del 900, pubblicò per la prima volta “Il giardino dei Finzi-Contini“, ambientato prevalentemente a Ferrara durante la Seconda Guerra Mondiale. L’io narrante,  di cui non viene mai celato il nome e che condivide alcune similitudini con lo scrittore stesso, ricorda nel 1957 le vicissitudini e la sorte della famiglia Finzi-Contini, di origini ebree. Inevitabile rivivere gli orrori della guerra, intervallati però dalle partite di tennis nel giardino attiguo alla grande casa dei Finzi-Contini, dalle conversazioni politiche con il Malnate, l’amico antifascista, dagli incontri del protagonista anonimo della storia con Alberto e la sorella Micòl Finzi-Contini.

È in quel giardino che vediamo i personaggi principali crescere e vediamo sbocciare un attaccamento particolare dell’io narrante per Micòl. Viviamo perciò da dentro le vicende dei Finzi-Contini, mentre dal di fuori fa capolino una splendida Ferrara, elemento connotativo e decisivo per lo svolgimento del romanzo. E se ciò non fosse abbastanza, ad arricchire il romanzo c’è la prosa di Giorgio Bassani, elegante e accurata nelle descrizioni, dove a volte spuntano dei marcati accenti di “ferraresità”.

Il modo in cui viene raccontata la storia, la storia che racconta e Ferrara che fa da sfondo ai destini dei personaggi sono tutte le caratteristiche che rendono il romanzo un libro da leggere e soprattutto un classico della letteratura italiana da non trascurare.

Consigliato per chi vuole leggere i grandi scrittori italiani del 900, per chi ama la prosa di Giorgio Bassani, per chi è appassionato del periodo della Seconda Guerra Mondiale, per chi predilige i romanzi in cui il contesto storico è importante ma anche in cui la città di ambientazione del romanzo sembra prender vita.

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La citazione dal libro:

Parlavano entrambi nello stesso modo: spiccicando le sillabe di certi vocaboli di cui essi soli sembravano conoscere il vero senso, il vero peso, e invece scivolando bizzarramente su quelle di altri, che uno avrebbe detto di importanza molto maggiore. Mettevano una sorta di puntiglio nell’esprimersi così. Questa particolare, inimitabile, tutta privata deformazione dell’italiano era la loro vera lingua. Le davano perfino un nome: il finzi-continico.

Per altre citazioni consultate Cocktail di citazioni.


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