La creatività cangiante di un'artista delle parole: "Nell'antro dell'alchimista" di Angela Carter - Cocktail di libri

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La creatività cangiante di un’artista delle parole: “Nell’antro dell’alchimista” di Angela Carter

La creatività cangiante di un’artista delle parole: “Nell’antro dell’alchimista” di Angela Carter

Accusata di political correctness da chi non aveva nulla di meglio da dire, la Carter era una scrittrice individualista, indipendente e idiosincratica; considerata da molti quando era in vita una figura marginale, di culto, un fiore di serra esotico, ora è la scrittrice più studiata nelle università inglesi: una vittoria sulle tendenze dominanti che le avrebbe fatto piacere.

Con queste parole Salman Rushdie descrive Angela Carter e la sua scrittura, introducendoci al suo mondo, un mondo insolito, sensuale, simbolico,  ermetico, in bilico tra fantasia e realtà, che tratta di temi conosciuti stravolgendoli in chiave femminista. Gli elementi tipici della scrittura di Angela Carter si ritrovano qui in questo primo volume della raccolta di racconti “Nell’antro dell’alchimista“, tradotto dall’inglese da Susanna Basso e Rossella Bernascone. All’interno del volume sono presenti tre blocchi di racconti che coprono il lungo periodo dal 1962 al 1979.

La composizione di “Nell’antro dell’alchimista”

Primi racconti

Si inizia con i “Primi racconti“, pubblicati tra il 1962 e il 1966, dove si intravede lo stile dell’autrice che gioca con le parole e porta al massimo la sua creatività stilistica, replicando il linguaggio di altri tempi in Favola vittoriana, che per decifrarla ha bisogno di un glossario. Eppure, malgrado la piena comprensione possa avvenire solo seguendo le indicazioni date da Angela Carter stessa, l’originalità del linguaggio rendono questo esercizio di stile un’esplosione di parole barocche, volte a intrigare il lettore.

Fuochi d’artificio: nove pezzi profani

Nel 1974 è la volta di “Fuochi d’artificio“, dove si ritrovano dei motivi orientaleggianti, ispirati dal soggiorno in Giappone della Carter. Qui si scorge l’erotismo e l’esotismo che contraddistinguono la sua scrittura, presenti ad esempio nei racconti La carne e lo specchio o in Riflessi. Come ha scritto Angela Carter nella postfazione a questo nucleo di racconti, alcuni si rifanno ai ricordi della sua vita in Giappone, altri sono nati una volta che la scrittrice tornò in Inghilterra, che le apparve diversa da come l’aveva lasciata e questo non poté che influenzare la sua prosa:

Ho scoperto che benché il gioco delle superfici non avesse mai cessato di affascinarmi, non le esploravo, ma ne traevo astrazioni: dunque scrivevo dei racconti, dei tales. Per quanto ci abbia messo molto tempo a capire perché mi piacevano, avevo sempre amato Poe e Hoffmann – i racconti gotici, i racconti crudeli, racconti meravigliosi, racconti del terrore, narrazioni favolose che parlano direttamente il linguaggio dell’inconscio: gli specchi; la proiezione del sé; castelli abbandonati; foreste stregate; oggetti sessuali proibiti. Formalmente il tale si distingue dalla short story perché non pretende di imitare la vita.

Postfazione scritta da Angela Carter

La camera di sangue e altri racconti

Nel 1979 viene pubblicato per la prima volta il terzo nucleo che va a costituire “Nell’antro dell’alchimista“, consacrato alle rivisitazioni delle fiabe classiche, quali “La Bella e la Bestia”, “Cappuccetto Rosso” e “Il gatto con gli stivali”. Il racconto più famoso rimane La camera di sangue – caldamente consigliato per scoprire in tutta la sua originalità la Carter -, in cui lo stile ricco della scrittrice pennella le insidie nascoste dell’uomo e delinea il passaggio dall’età dell’innocenza alla maturità, che trasformerà la protagonista del racconto in donna, facendole prendere consapevolezza di sé sul piano fisico ma anche della sua forza da un punto di vista psicologico. A un ritmo serrato le parole dischiudono verità orribili che riescono a essere superate con una buona dose di femminismo.

Tirando le somme su “Nell’antro dell’alchimista” di Angela Carter

Il primo volume di “Nell’antro dell’alchimista” di Angela Carter è una raccolta di racconti particolari, interessanti per le tematiche trattate e intriganti per il linguaggio usato. Leggerli e interpretarli non è facile, ma entrando nell’ottica della scrittrice non si potrà che amare l’uso unico della penna, che gioca con le parole in una maniera cangiante e creativa, come solo pochi sanno fare.

La Carter ci apre una vecchia storia e al suo interno, come in un uovo, trova una storia nuova, la storia di adesso che vogliamo ascoltare.

Salman Rushdie nell’introduzione al primo volume di “Nell’antro dell’alchimista”

Consigliato per chi cerca qualcosa di insolito e diverso, per chi ama gli artifici stilistici, per chi gioca con le parole e ama gli esercizi di stile, per chi vuole leggere storie di donne che sono artefici del proprio destino, per chi vuole vedere le cose da un’altra prospettiva, per le persone moderne, per chi non ha paura di sperimentare, per chi osa e si spinge al di là della propria comfort zone.

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La citazione dal libro:

Quando lo vidi guardarmi con lussuria, abbassai gli occhi, ma solo per incrociare la mia immagine allo specchio. E all’improvviso mi vidi come lui mi vedeva, con la mia faccia pallida e i muscoli del collo tesi come sottile fil di ferro. E vidi quanto mi si addiceva quel gioiello crudele. E, per la prima volta nella mia povera e innocente vita, percepii dentro di me un potenziale di corruzione che mi tolse il fiato.

Tratto da “La camera di sangue”

Per altre citazioni consultate Cocktail di citazioni.


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